Lo stesso episodio, raccontato ogni volta in stile diverso. Un modo come tanti per impegnare la tastiera.



Nei cassetti

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mercoledì, 19 settembre 2007

alla Camilleri

"Che cosa scantusa mi capitò, signor Commissario!" La donna assittava sul bordo della sedia, come se da un momento all'altro dovesse scattare fuori dalla stanza. Genuardi, sempre più pirsuaso in cor suo delle scascioni dello spavento della signora, la invitò a parlare: "Mi conti tutto dal principio, signora." E quella principiò.
“Era il giorno che avevano astutato a Gegé, quello me l’arricordo. Il cielo era nìvuro, che poi si mise a chiuovire, e c’era quella luce piatta che uno non riconosce nianche a sua sorella se ce l’ha avanti, tanto dà fastidio.”
Cominciamo bene, pinsò il commissario.
“Ero acchianata sulla corriera per Montelusa, per andare a trovare una cucina malata. Piena di gente era, ma fino al centro nuddu problema.” La signora era sempre più tesa, come al macello la corda che lega i vitelli. Solo che in questo caso il macellaio era la Legge. “Poi c’è stato un botto che assumigliò a una truniata di quelle forti. Tutti ci accappottamo gli uni sugli altri e ringraziamo la Madonna Santa che nessuno si fece male.”
“E lei, accappottata era?” chiese Genuardi.
“Certo. Nenti ne potei: rimasi accuricata qualche momento, poi m’arrisbigliai e scesi con gli altri.”
“E che taliò?” la incalzò il commissario.
“Che la curriera aveva sbattuto contro una macchina.”
“Che macchina? Si sforzi d’arricurdare, signora.”
“Commissa’, per un meccanico mi prese? Una macchina grigia, una bella macchina. Ma con tutto il vuddru che c’era, nianche lei l’avrebbe arriconosciuta.”
Genuardi si sarebbe presto rutti i cabbasisi delle farfanterie della signora, quando per fortuna bussò il delegato. “Trasi!” urlò il commissario.
“Ho di là il signor Bivona, il guido della corriera. Si è ripreso ieri dalla sudarella.”
“E che paese di fifuni!” si lasciò scappare Genuardi. “Perfetto. Così ci dirà lui come sono andate le cose. Vero, signora?”
La signora abbozzò un mezzo sorriso che non riuscì a nascondere la sua preoccupazione.
“Si ricorda almeno di qualche passeggero che c’era sopra?” spiò arruffiano.
“Nessuno, commissario. Già glielo dissi: tra la luce e lo scantu...”
“E basta con sta minchiata dello scanto!” Il commissario alzò la voce. “Lei stava accuricata su altri e non si ricorda nenti? Non mi babìi! Adesso le spiego io che successi: lei prese la corriera per incontrare a Giuseppe Barreca, suo noto amante, che c’è chi l’ha arriconosciuto per lei. Oppure magari il cucino di Barreca era malato?”
La signora taliava per terra, cercando nella borsetta un mucaturo per asciugare le lacrime. Poi sbottò. “Io lo so che è stata quella cornuta, vastasa e troia della signora Miccighé a dirglielo. Quella ci taliava fissa, con quella sua pieddiccia di pilu, non vedeva l’ora di spifferarlo alle amiche. E la prossima volta che la incontro…”
“Signora, le ricordo che siamo in un commissariato.”
“E che è? Un reato incontrare un onesto cittadino su un mezzo pubblico?”
“Onesto cittadino, mica tanto. Comunque non è quello il punto.”
Ma la signora continuava ormai, un fiume in piena: “E io lo dicevo a Beppe: e soffiati ‘sti naschi che fai una camurria da puparo!”
Per Genuardi andava bene così. Era bastato inventarsi la storia del conducente che la signora aveva confessato il suo incontro. “E chi la azzittisce più ora?” si chiedeva il commissario. La signora non sapeva che con quella sua dichiarazione aveva salvato l’amato Barreca da qualcosa di peggio che l’ira di un marito cuornuto, fornendogli un alibbi di ferro per l’omicidio di Gegé.

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mercoledì, 27 giugno 2007

L'interrogatorio

- Allora, signorina: dove si trovava ieri dalle 14 alle 14 e 30?
- Ve l’ho già detto tre volte. Ero sul pullman. Sul-pull-man!
- Quale pullman? Sia precisa. L’esattezza è tutto, in questo mestiere.
- Il 15.
- Il 15?
- Sì.
- E allora ci racconti tutto daccapo, signorina.
- No, vi prego: è la quarta volta che mi fate ricominciare. Che devo dirvi d’altro? Io non c’entro niente. Niente!
- Questo lo decideremo noi, se permette. La prego, continui.
- Come se non sapeste già come è andata… Ero sul 15, verso il centro, dopo pranzo. Entro e…
- Quante persone c’erano con lei?
- Ovviamente non le ho contate. Il numero solito: venti, trenta, non di più.
- Ha notato qualcuno in particolare?
- Ve l’ho già detto: c’era un signore sulla quarantina a cui fischiava il naso.
- E perché lo ricorda?
- Perché era fastidioso. Tutti eravamo infastiditi: anche una signora in pelliccia, che lo guardava fissa.
- E poi?
- E poi c’è stato l’incidente. Il pullman ha sbattuto contro una macchina.
- Che tipo di macchina?
- Non lo so. Ve l’ho già detto, non me ne intendo. Una macchina veloce… Forse una costosa.
- Era forse una Porsche?
- Ah sì, era proprio di quella marca. Ora ricordo.
- Le viene in mente solo ora… E poi siete tutti scesi. Tutti?
- Per quanto mi ricordo, sì. Ha iniziato a piovere. Qualcuno è andato subito alla fermata dopo, altri si sono messi a protestare con il conducente.
- E lei non ha più visto il signore del fischio?
- No, non mi sembra di averlo visto. Quante volte devo ancora dirvelo? Io mi sono subito allontanata!
 
- Bene, signorina. Conferma di aver detto il vero? Li vede i film, signorina, no? Tutta la verità, nient’altro che la verità.
- Certo che confermo.
- E allora come ci spiega che il 15 non è una linea su gomma, ma su rotaia, eh?
- Ma io… Non so.
- Ah, lei non sa?
- Ci dev’essere per forza una spiegazione. Per forza…
- Per forza, dice? Portatela dentro, ne riparleremo più tardi. Arrivederci.
- Ma io… No, no! Posso spiegarvi tutto... Vi prego!

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venerdì, 22 giugno 2007

alla Ariosto
 
   In un balzo montò il nostro prode
sul carro in sosta Decimoquinto
che su due solchi cammina tripode
e da forza invisibile sembra sospinto:
quivi tutto è silente e nulla s’ode
ch’un soffio d’Eolo ben distinto.
Voltosi, il paladino guata intorno
al cavalier che di tal suono di corno
  fa eco come il fratel suo per la valle
(simil a scia d’artificio quando miccia
esausta lancia) che nom ha Roncisvalle.
A guardar né è il solo, ché di pelliccia
fulva una donna orna n’ha pien le palle
e lo scruta furiosa e il muso arriccia.
Mentre il cavalier continua il fischio
ignaro come l’altri del prescio rischio.
  In vero procede distratto il palafreno
sotto il cielo che si fa nero di lavagna
e non riesce a tirar in tempo il freno:
ecco cozza contr’un puledro di Lamagna
nato al di là delle terre bagnate dal Reno.
Dopo il botto parte de’ villani la lagna:
i guasti, il traffico, i ritardi, i motori,
l'acqua infin... come Lor ben sanno, Signori.

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mercoledì, 07 marzo 2007

Joyce e piemontesismi              da Bree

I miei nipoti non vengono mai a trovarmi mi tocca sin prendere il tram per andare fino a casa loro che non è che abitano vicino io non lo prendo mai il tram quest’anno non sono neppure venuti ad aiutarmi a fare il pino di natale è proprio inverno fuori fa un freddo ci sono tutti i finestrini appannati non si vede niente non posso nemmeno farmi spazio alla vista con la mano che odio devo sgelare il salmone ommi devo comprare la polvere da lavare ah se qualcuno mi desse una mano invece mi tocca fare tutto da sola o credo che poi sono stravolta e non mi sento di fare le cose certo che non prendo mai il tram ci sono certi individui io non mi fido mica di certa gente ci sono certi mori che neanche a porta palazzo uh che fastidio la smetta questo signore di farsi fischiare il naso mi dà in testa come la musica di oggi che non è musica secondo me lo dico sempre ah i bei dischi di una volta senza questo drum drum drum ma non posso mica dire niente a questo qua sono una madama educata io ne le lasagne nel forno con la carta d’argento me le sono dimenticate uhhhhhhhh ma dimmi te mi sono inciampata guarda come sono finita ahh questo signore guarda che narici mi rovina la pelliccia dovevo proprio cadergli su? meglio che mi alzi alla svelta devo scendere che poi mi sono rimaste sullo stomaco le lasagne altrimenti mia nuora trova poi la porta di legno ma perché si è fermato? pensa cosa doveva capitarmi si è pure messo a piovere ma sono sempre attrezzata io ne ho preso il mio ombrellino da borsetta ah com’è comodo è Knirps l’avevo detto io di comprarmi questo ma che pensa la gente può capitare un incidente una porsche grigiastra che brutto colore ma c’è poco da lamentarsi meno male che nessuno si è fatto male ah arriverò in ritardo mi dà sui nervi.

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Problema di matematica

Un tram parte dal capolinea A, muovendo verso il capolinea B a una velocità media di 12 km/h. Un'automobile compie il tragitto opposto, ad una velocità media di 16 km/h. Data la lunghezza totale del percorso (32 km) e la presenza all’interno del mezzo di un disturbatore e di una benpensante, determinare in quale punto del viaggio i due mezzi si urteranno tra loro.
Sapendo inoltre che quel giorno pioveva, calcolare l’intensità delle proteste dei passeggeri.

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mercoledì, 20 dicembre 2006

Francesismi

Impossible n’est pas français, diceva sempre mia nonna, la povera maman, e dev’essere proprio vero visto cosa mi è successo oggi.

Pranzo a buffet in un locale - lo chef doveva essere belga, a giudicare dal menu... Poi di corsa verso l’atelier per un incontro con alcuni clienti. Vado in garage e non trovo la macchina, se l’è volata quel parvenu di mio marito. Faccio per chiamare un taxì, ma oggi è sciopero di categoria. Speriamo almeno in un tram, e che arrivi in fretta che non ho poi troppo tempo.

Insomma, monto sulla vettura che manca un quarto d’ora al rendez-vous e chi rincontro? Quella madama snob del vernissage dell’altro giorno, vestita tutta chic, pelliccia e tailleur, manco fosse su una réclame di prêt-à-porter. Allora fingo con nonchalance di non averla vista, ma come al solito l’escamotage non funziona, ed ecco che mi si piazza vis-à-vis e mi fa: ma come, non mi saluti? E io: eh, non ti avevo vista… Che gaffe! E inizia a parlarmi di découpage e découpage: insopportabile. E mentre parlava, lanciava delle occhiate acidissime a un tipo sulla quarantina lì a fianco, a cui fischiava il naso. Che poi questo signore era il cliché dello sfigato, con quel paltò così demodé, e quegli occhi da voyeur fissi sul decolleté della madama. Una scena impagabile, ti dico.

Alla fine, mentre già eravamo alla villette, il tram va a sbattere contro un coupé. Voilà, la debacle finale - nulla di grave, però. Sarà che odio la routine, ma un altro coup de scène potevano anche evitarmelo. Così ho dovuto farmi a piedi l’ultimo pezzo, con i passeggeri a blaterare le loro lapalissianerie contro il servizio pubblico, aprendo i parapioggia. Non che abbiano torto, ma un po’ di savoir-faire… Scusa cara, ma ora ti devo lasciare per fare due carotine alla julienne a mio figlio.”

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domenica, 17 dicembre 2006

alla Trilussa

L'unità sociale

Ier l’altro sora Lina incontrò sur tramme

sai chi? Quella gran smorfiosa de’ la contessa,

co’ ‘na pelliccia de visone ne la ressa

che je scenneva giù infino alle gamme;

 

e ner mentre che parlava der pranzettino

- ‘na roba fina! - co’ lo sguardo ‘nviperito

fissava un popolaro tutto ‘ngrugnito

che stava co’ fischi dar naso aquilino

 

a fa’ tutto l’inno. Ma ecco poi tutt’a ’n botto

a Trastevere, foss’ er giorno der giudizzio,

‘n incedente; e tutto er tram de soprassotto.

 

Così tutt’insema, er plebbeo e er patrizzio,

puro la contessa cor visone da l’interno,

a protesta’ contra li mezzi e er governo!

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mercoledì, 13 dicembre 2006

Iperboli

In una giornata scurissima, subito dopo pranzo, il 15 corre verso il centro. Il nirvana dei passeggeri è impossibilitato da un omaccione di mezz’età, il cui naso cyranesco stride. Una donna impellicciata di visone dalla testa ai piedi lo punta in tono di diniego. A pochi centimetri dal centro il tram disintegra una vettura aristocratica a folle velocità, dicono una super-porsche. I passeggeri balzano in strada, un gruppo scattando alla fermata successiva, chi indicendo un sit-in di protesta contro il servizio pubblico. E' già arrivato il temporale.

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in tedesco              da Faber

Es ist ein regnerischer Tag am fruehen Nachmittag. Die 15 ist in Richtung Zentrum. Die Routine der Passanten ist von einem Mann gestoert, er ist um die 40, ihm pfeiff die Nase. Eine Frau im Pelz schaut ihn vorwuerfig an. Das Zentrum ist nah,als die Strassenbahn mit wenig geschwindigkeit einen Luxuswagen rammt, man sagt es sei ein Porsche. Die Passanten steigen aus, einige die zur naechsten Strassenbahnhaltestellen laufen, andere die ihre Zeit mit dem Berufsverkehr vergeuden. Es scheint als werde es regnen.

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lunedì, 19 giugno 2006

alla Ghezzi              da Rossella
 
Ero (o meglio stavo tra bambini dolcitristi in perenne attesa del senno di poi) sul tram, veicolo fascinoso interessante affollato come era (a suo modo) Un Tram chiamato Desiderio di Elia Kazan, anch’io comedicevo sul tram 15 verso l’ombelico jovanottiano del mondo, il centro, ed era persino troppofacile pensarsi già arrivati nello spazio già convissuto di parabole esistenziali urbane sudate stanche. Ricordo un uomo ultraquarantenne cui fischiava (e fischiava) il naso, sublime sibilo perdurante e fuoriposto in tutto il tran-tran del tram, e una donna col corpo di pelliccia con l’ansia di comunicare ansia per quell’increscioso crescendo nasale rossiniano, e(s)tern(izza)zione del molesto. Stupido è farne il metro della morale esemplare nitida. Sì, lo so.
Tutto questo per dire che risalendo da sisifo il reticolo cittadino, il cielodisopra si scuriva, in un continuo saltare o scivolare da un livello all’altro, in cui la forma non è forma ma la forma è sostanza di un altro gioco, che genera un’altra forma.
Nel frat(tempo) il tram o desiderio desiderante di arrivo – nonostantetutto - si arrischiava schivando scattando in avanti, e c’è grandezza fra(n)gi(bi)le in chi brucia il proprio rimanere per correre più veloce, per un record - una velocità una lentezza un niente - che gli sopravvivano. Ecco, se c’è ancora genealogia e (in)differenza, è forse solo nella sfumatura parossistica dei controllori d’autobus. Chi controlla i controllori di controllori di controllori?
Ma fu il complicarsi semplicissimo dei mutamenti più banali a interrompere il muoversi all’interno dell’autentico, quando il delirio fischiante e impellicciato di quel desiderio tranviario cozzò. Un’automobile lucentemente modernamente pretenziosa (Porsche BMW o Mercedes non dirò), agitarsi in metallo di coordinate (pseudo)marinettiane, s’era aggiunta al fondale in nuovi pezzi: ho visto un cerchione (rim)balzare sul marciapiede, come in fuga dalle sue priorità sceniche.
Del momento (per esempio “il cozzare” appunto) si perde l’odore nell’angoscia di comunicarlo. L’uomo nasale il bambino dolcetriste la pelliccia, scesero tutti. Chi incontro al miraggio di una fermata prossima approssimativa, chi – sforzo loquace assurdo ancorché perdonabile – criticando protestando insultando le pubbliche mansioni il governo le mezze stagioni.
Di lì a molto poco, qualche goccia come lacrime sbaverà il trucco di cera della donnapelliccia (sarebbe troppo illogica allora la “meta giusta”, vero? O non potrebbe essere questo incepparsi di rotte caduche la forma della morale stessa come rivolta/speranza anche inane o proprio morale in quanto inane?), e il guerriero nasofischiante Pyross Skan con la sua donna concubina (sinuosa densa carnale) Kallisto, figlia della pioggia anche lei, figli della pioggia tutti.

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